SORPRESO, INCREDULO, AFFASCINATO

Paolo1957

Alla fine degli anni ’20 dello scorso secolo a Roma, in una birreria di Via Francesco Crispi, si radunarono 18 giovani amici e fondarono un club di sciatori che chiamarono “Dei 18” per promuovere la pratica dello sci e l’elevazione morale della gioventù. Tra essi spiccano i nomi di Piero Taruffi, corridore automobilistico, motociclistico e progettista; di Vincenzo La Porta, che nel 1944 fu reggente C.O.N.I. della Federazione Italiana Sport Invernali. Ma è un altro di questi giovani con il quale mi sono imbattuto durante le mie ricerche, si chiama Fernando Menzocchi.

Quando iniziai l’opera di ricostruzione della storia sciistica di Roccaraso mi rivolsi anche all’istruttore di sci roccolano Mario Bucci, il quale mi consigliò di telefonare al romano Alberto Ardini. Non lo conoscevo, non ne avevo mai sentito parlare, ma nell’ambiente dei maestri di sci roccolani più anziani era ben conosciuto. Ardini negli anni ’50 aveva insegnato nella Scuola di sci di Roccaraso ed aveva alloggiato nella Pensione Italia di Egidio Del Castello. Il figlio Alberto e tanti altri giovanotti del paese ricevettero dal maestro i primi insegnamenti delle discipline Alpine. Alle sette Ardini si recava sulle piste dell’Ombrellone e tracciava lo slalom per i giovani roccolani, che poi diventarono maestri di sci.

Ardini era un uomo poliedrico dello sci, perché si dedicò anche a livello nazionale, già nel periodo che precedette la Seconda Guerra Mondiale, alla direzione di competizioni agonistiche nazionali ed internazionali, alla omologazione delle piste da sci, alla direzione di alcune stazioni sciistiche italiane, alla direzione della scuola di sci di Selva di Val Gardena e ricevette diversi incarichi nell’ambito della F.I.S.I.. Fu quindi fine ed esperto conoscitore dello sci italiano in tutte le sue più importanti espressioni. Persona apprezzata dovunque, quindi seria, anche nei suoi racconti di vita sciistica vissuta.

Tra le varie notizie che mi fornì con una lettera, mi apparve subito sorprendente e destò in me incredulità, che però si trasformò in una nota di curiosità e di fascino ciò che testualmente trascrivo: <<…Un giorno di San Giuseppe di fine anni ’30 sulla pista Napoli del Monte Zurrone, accanto al tracciato della slittovia, fu organizzata una gara di slalom ed il tracciatore Fernando Menzocchi usò per la prima volta in Italia e forse in Europa rudimentali pali snodati; avevano, come del resto li hanno ancora oggi, un mollone in metallo di circa 15 centimetri, che collegava e rendeva mobile il palo dal perno infisso nella neve>>.

Curiosità che poi non ho più soddisfatto, ma che sarebbe interessante soddisfare ascoltando i tecnici della ditta SPM di Luino, che produce sistemi per la sicurezza delle competizioni sciistiche e delle piste in genere, dove è stato concepito e prodotto verso la fine degli anni ‘70 il rivoluzionario palo snodato, ormai presente in tutte le gare sciistiche al mondo. Racconta Berutti, un tecnico della SPM che: <<Il palo snodato ha cambiato la tecnica dello sci, rendendo le competizioni più sicure, regolari e spettacolari. È stato testato nel 1979 sulla Gran Risa dallo sciatore svedese Ingemar Stenmark e si è affermato in tutto il mondo grazie alla collaborazione con Oreste Peccedi, storico allenatore della ‘Valanga Azzurra’ ai tempi del campione Gustav Thoni>>.

Queste cose le sapevo, come del resto più o meno le conoscono tutti coloro che per varie ragioni sono legati al mondo dello sci.

Però sfido chiunque a non rimanere sorpreso, incredulo e con quel pizzico di fascino che lega così forte Roccaraso al racconto di Alberto Ardini. Ormai credo non sia più su questa terra e non saprei proprio a chi altro rivolgermi per capirci qualcosa, è troppo tardi. O alla SPM ?

Voi che ne pensate? Io posso solo immaginare cosa ne pensa e cosa mi risponderebbe la ditta.

È ormai impossibile dipanare la questione. Non siamo di fronte alle vicende dei due primati della scuola di sci e delle prime gare di sci Alpino, ampiamente documentate. Anche perché tra quel giorno di San Giuseppe di fine anni ’30 e gli ultimi anni ’70 ci sono 40 anni di vuoto, che credo sia difficile, anzi impossibile colmare.

Certo, immaginare che il primato, a questo punto mondiale, possa passare dalla “Gran Risa” alla più modesta pista Napoli è come dire che esistono gli extraterrestri.

E perciò lascio anche voi nell’incredulità o magari nella curiosità e forse in un certo fascino che può legare un giorno di San Giuseppe di tanti anni fa a Roccaraso; una piccola, ma ripida pista di sci e un mollone che agita un palo blu o rosso, infisso nella neve da un certo Fernando Menzocchi, uno “Dei 18”. Scegliete voi.

Foto: E’ il 1957 e sulla pista n. 4 dell’Ombrellone si svolge una gara di slalom. Lo sciatore è Paolo Del Castello, ma il palo non è snodato, è rigido, rosso o forse blu.

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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