Se n’è andato un amico, se n’è andato un uomo solo, ma speciale

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Alberto Olivieri camminava, camminava tanto; portava appeso alla spalla, chiuso in una scatola in pelle un barometro, ogni giorno misurava il tempo e il tempo gli faceva compagnia.

Quando le sue mani stringevano una penna diventavano un prodigio e dalla sua mente fervida e arguta, uscivano versi, pennellate di genio.

La sua penna riuscì a far modificare il percorso di una tappa del Giro d’Italia del 1964; la San Benedetto del Tronto-Roccaraso. Vincenzo Torriani la disegnò troppo facile e Alberto, tifosissimo di Vito Taccone gli scrisse, dicendogli che doveva allungarla per la Marsica e raggiungere Roccaraso non da nord, ma da sud, dove ultima, la salita di Castel di Sangro metteva a dura prova i corridori e per ultimo lo invitò a chiuderla sotto il trampolino di salto con gli sci, in salita, una salita che doveva essere congeniale al “Camoscio d’Abruzzo”. Torriani esperto conoscitore delle strade che girano intorno a queste montagne lo ascoltò e modificò il percorso rendendolo più duro. Ma quel giorno a Vito Taccone capitò un brutto avvenimento; proprio quando era in fuga attraverso la sua Marsica per salire al Passo del Diavolo ebbe la notizia che il fratello, dipendente della società elettrica era caduto da un palo in manutenzione. Vito Taccone addolorato e con la mente volta al triste avvenimento perse le forze e sulla salita di Roccaraso abbassò la guardia: arrivò quarto, vinse il belga Walter Bouquet, Jaques Anquetil conservò la maglia rosa e alla fine vinse il giro. Paolino Bucci, detto “la toppa” scrisse con la calce sulla strada, dopo la caserma dei Carabinieri: “Taccò, strascina Anchetill pe li capill”, ma non accadde, il Camoscio era sfinito e triste. Il suggerimento fu di Alberto.

Alberto è quello della prima foto, dove Taccone è con la testa girata. Le due foto furono scattate sotto il trampolino di salto un mese prima che partisse il Giro. Vito Taccone, appresa la notizia della modifica della tappa venne a Roccaraso per rendersi conto del tratto finale del percorso e per salutare quell’uomo che era riuscito a farne modificare il percorso.

Ciao Alberto!!!

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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