Roccaraso, Capodanno e i Principi di Savoia

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Quassù sulla “rocca” sorta sul fiume Rasine, per un singolare scherzo del destino, la storia ha lasciato tracce indelebili di una vicenda che ha inizio nei primi anni del ‘900. “La stagione della neve” diventa così a tutti gli effetti un “titolo-prologo” che introduce questo racconto i cui protagonisti sono i Savoia, la monarchia d’Italia, e gli abitanti della Roccaraso di allora. La ricostruzione minuziosa di quegli anni, acquisita con tenacia e caparbietà, come impone il carattere dei veri montanari, da Ugo Del Castello, ha riportato così alla luce episodi e momenti inediti della presenza dei reali in questo angolo d’Abruzzo. (Stefano Buccafusca)

I Roccolani quando vedevano la bandiera sul pennone dell’albergo Savoia capivano che era arrivato il Principe; era, infatti, un’abitudine del colonnello Zamboni di esporla.

Spesso Umberto arrivava con donne bellissime. A volte, quando il tempo lo permetteva, di pomeriggio andava con loro a Rivisondoli ad acquistare le famose mozzarelle, direttamente nelle case delle persone che avevano le mucche e che le preparavano apposta per lui. Qualcuno ricorda una fila di slitte pronte davanti al Savoia per condurre gli ospiti al paese vicino. Furono le prime volte che sugli altopiani si videro le pellicce di visone.

Molte famiglie nobili frequentavano Roccaraso e spesso arrivavano quando sapevano della venuta del Principe. I d’Avalos, i Caracciolo, i Santasilia, i Caffarelli, i Ruffo di Calabria, i Lanza di Trabia, i Gaetani, i Giusso; oltre alla famiglia del generale Armando Diaz. Allora la presenza di donne nobili e belle rendeva ancora più interessante il soggiorno Reale.

Il 25 ottobre del 1929, a Bruxelles, Umberto si fidanzò con la principessa Maria Josè, figlia del re Alberto del Belgio. Il giorno antecedente, mentre il Principe si recava a rendere omaggio alla Tomba del Milite Ignoto, fu sfiorato da un colpo di pistola sparato dall’antifascista Fernando De Rosa, ma non ci furono conseguenze per la sua persona. Rimase impassibile e tra la meraviglia di tutti impose la prosecuzione della cerimonia. Questo gesto fu molto apprezzato dal re Alberto, che rimase altrettanto turbato e dispiaciuto per quanto accaduto.

Dopo Natale, Umberto venne a Roccaraso per un breve periodo di riposo. Ripartì agli inizi di gennaio per recarsi a Roma ad accogliere la fidanzata Maria Josè, che arrivava per il loro matrimonio previsto per il giorno otto.

L’ultimo giorno di dicembre comunicò al Parroco che si sarebbe recato in chiesa ad assistere alla messa serale per il Te Deum.

La notizia fece immediatamente il giro del paese e Don Nunzio Angeloni, da abile organizzatore quale era, chiamò a raccolta tutti coloro che avrebbero reso solenne la funzione: dalle donne e gli uomini del coro, all’organista e i chierichetti; dalle suore ai ragazzi del catechismo. Tutti i balconi delle case, lungo la strada principale che conduceva in chiesa, furono abbelliti con rami di abete e luminarie.

Corrado Del Castello guidò la slitta che trasportò il Principe dall’Albergo Savoia su in cima al paese. Il Podestà lo ricevette davanti alla Chiesa Madre, dove la banda locale diretta dal maestro Francesco Di Fiore suonò la marcia reale. La chiesa non era mai stata così gremita e in fondo, così festosa. Non era mai stata così illuminata e splendente. Diverse persone restarono fuori e tutte le campane si librarono liete nel cielo freddo e terso, da sembrare anch’esso più radioso del solito. Il Parroco, da abile predicatore quale era, incantò tutti con la sua omelia e riuscì a fondere insieme l’episodio dell’attentato al Principe con l’intervento del Signore. Furono momenti di intensa religiosità e di commossa e silenziosa partecipazione dei presenti. Fu una serata indimenticabile e il Principe rimase colpito da una così calorosa e solenne accoglienza. I Roccolani vollero, in quel modo, ringraziare il Signore per aver salvato la vita del loro futuro Re ed anche per corrispondere, per primi allo sposo, gli auguri per il prossimo matrimonio. Essi dimostrarono in quella occasione, più che in ogni altra circostanza, la loro ospitalità e capacità organizzativa.

Il Principe fu promosso a generale di divisione e agli inizi di novembre del 1931 gli fu ordinato di trasferirsi a Napoli. S’insediò con la famiglia nell’antica reggia borbonica e successivamente a villa Rosebery. Nella città Partenopea aveva presto conquistato tutti, con i suoi modi gentili e con la sua sensibilità.

A fine anno i Reali raggiunsero Roccaraso per trascorrevi il Capodanno ed alloggiarono all’Albergo Savoia.

Anche in quella occasione, la sera dell’ultimo giorno dell’anno, Umberto volle assistere alla messa per il Te Deum. Fu ripetuta la stessa cerimonia di due anni prima; la comunione fu impartita solo per loro e Riccardo Scarpitti, il chierichetto più anziano, fu incaricato di reggere il piattino sotto il loro mento. Ma questa volta i Roccolani furono ancora più numerosi e felici: c’era anche la principessa Maria Josè.

Nel frattempo cadde tanta neve e alla fine della messa il ritorno dei reali in albergo si trasformò in una luminosa festa bianca.

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