RITORNO AL FUTURO

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L’Università di Roccaraso sostenne lunghissime liti con Castel di Sangro per il possesso di alcuni territori particolarmente ambiti per la ricchezza dei loro pascoli, quale fu soprattutto il Piano dell’Aremogna.

La lite per l’Aremogna, scoppiata nel Quattrocento e conclusasi già una volta a favore di Roccaraso nel 1480, riaperta nel 1483 da Castel di Sangro e risoltasi allora con due sentenze a favore di questa cittadina, non poteva dirsi spenta; il malumore serpeggiava questa volta tra gli abitanti di Roccaraso, i quali non rispettarono i patti e nel 1511 erano nuovamente in rottura con i Sangretani. I documenti del tempo ci parlano di jurgia, contumelias, rixas, altecationes, tumultus, armorum, vulnerationes, homicidia che si verificarono tra le due popolazioni, e si ha notizia che perfino un Camerlengo di Castel di Sangro, Nicola De Finis, perdette la vita in quegli scontri.

Un tentativo di soluzione della controversia compiuto da Daniele De Carsia, uditore di Fernando Francesco I d’Avalos feudatario delle due terre in lotta, non sortì buon effetto; una definizione soddisfacente si ebbe soltanto nel 1519, quando lo stesso d’Avalos si portò sul luogo a far da arbitro, avendo al suo fianco i due Camerlenghi, i Massari e i più savi cittadini di entrambe le parti. Furono allora stabiliti e accettati dai contendenti sette Capitoli di concordia; due anni dopo, il 29 luglio 1521, un commissorio del marchese di Pescara (questi figura discessus a Terra Castri Sangri Lombardiam versus, destinatus cum Caesaero exercitu pro servitio Caesareae Maiestatis) concluse le operazioni con l’apposizione dei termini.

La lite si era conclusa con la cessione, in forma di enfiteusi, di una gran parte del pascolo dell’Aremogna a Roccaraso, mentre l’Università di Castel di Sangro aveva ricevuto in compendo il feudo di Schinaforte. I Sangretani, che nel 1564 perdettero questo feudo, tornarono ad avanzar pretese sull’Aremogna, riaccendendo liti nel 1570 e ancor dopo. Ma intanto l’università di Roccaraso provvedeva a riscattare dai d’Avalos, nel 1576, il canone enfiteutico su una parte dell’Aremogna e ancora dai Caracciolo, nel 1642, un’altra zona di questo verdeggiante altopiano. Non mancarono, però, nuove liti nel secolo XIX !

Anche per altre estensioni di pascolo, quali i quarti denominati Codacchio e Monna, ci fu lite tra Roccaraso e Castel di Sangro; ma Roccaraso, che nel 1617 era riuscita a fare acquisto di quei territori, fu costretta a ricederli all’avversaria nel 1696.

È interessante notare come in siffatte circostanze si verificasse una progressiva erosione dei diritti e dei possedimenti dei feudatari, mostrandosi pronti a intervenire a fianco dell’Università anche intraprendenti borghesi. Quando nel 1576 l’Università di Roccaraso si fece avanti a chiedere al feudatario (a quel tempo Isabella Gonzaga, tutrice di Alfonso III d’Avalos) il riscatto del canone enfiteutico sull’Aremogna, condusse a proprio nome le trattative e sostenne una gran parte della spesa (1500 ducati) un privato, Amico de Silvestri, mentre un gruppo di cittadini sborsava il resto della somma necessaria (altri 100 ducati).

L’Università ricomprò, in seguito, tutte le quote di diritti sull’Aremogna che erano state acquistate dai privati, e così l’intera comunità venne in possesso di quel fruttuoso cespite. La stessa cosa avvenne più tardi (pare nel secolo XVII) quando alcuni privati riscattarono gli appalti di Mastrodattia o (Cancelleria giudiziaria), dellaPortolania e della Taverna, poi riceduti all’Università.

dal libro: La Regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo di Francesco Sabatini, 1960

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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