QUANDO UN PAESE NON SA RACCONTARE SE STESSO E I LUOGHI CHE LO CIRCONDANO

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Non volevo partecipare a Lineabianca, c’era qualcosa che mi frullava nella testa e che mi sconsigliava di dare il mio modesto, ma “esperto”, contributo alla trasmissione innevata. Poi qualche amico e pure i figli mi spinsero a rispondere positivamente all’invito ricevuto e così mi sono ritrovato a parlare di un treno che arrivò quassù tanto tempo fa e con il suo fischio sibilante diede il “la” alla nascita del turismo e dello sci roccolano.

Però rimasi sorpreso di non essere stato intervistato anche per qualche curiosità e ce ne sono diverse, sconosciute e importanti per caratterizzare la Lineabianca che segna un secolo e cinque anni dello sci roccolano. Di veramente bianco c’è stato il prezioso latte di asina. Niente, ma quello che è più grave e che nessuno ne ha parlato. E’ stato un preciso intendimento? Se così fosse si è raggiunto il massimo della stupidità e chi ha “guidato” il percorso della trasmissione del 24 gennaio scorso su Roccaraso deve infilare la testa sotto una spessa coltre di neve e restarci per un bel po’, con la speranza che rinsavisca. Ma sono molto scettico.

I pescolani e i rivisondolesi sono rimasti amareggiati, perché dimenticati al di la del torrente Rasine e hanno accusato Roccaraso di essersi comportata male nei loro riguardi. E’ vero, si poteva fare meglio. Ma loro non sanno che anche i roccolani hanno di che dolersi. Eccome! Io per primo e vi spiego perché.

Oggi mentre guardavo Lineabianca che mostrava la splendida Cortina d’Ampezzo, che ben conosco, anche per via di alcuni personaggi che mi hanno ospitato qualche tempo fa, sono saltato letteralmente dalla sedia quando si è affermato che “la prima scuola di sci italiana riconosciuta dalla Fisi è nata a Cortina”. Nulla di più falso. E, ironia della sorte, chi smentisce questa affermazione non è un incallito presuntuoso che si permette di disconoscere alla Regina delle Dolomiti, tale invidiabile primato, ma addirittura tre cittadini ampezzani, esperti sciatori e pionieri dello sci Alpino in Italia, dopo che avevano imparato la ripida e veloce disciplina a St. Anton in Austria. Si chiamano: Renato Valle, Ferdinando Valle e Paolino Pompanin.

Nella primavera del 2002 andai a Cortina d’Ampezzo e una sera fui ospite di Giovanni Valle, figlio di Renato che ha casa a Gilardon, sotto le Tofane. Ero andato da lui per vedere se conservasse documenti, immagini, notizie del soggiorno dei tre cortinesi a Roccaraso a cavallo tra gli anni Venti e Trenta dello scorso secolo. Ebbene, Giovanni salì in soffitta e portò giù una cassetta colma di documenti del papà e tra i quali diversi articoli di giornale dell’epoca che testimoniavano il soggiorno roccolano. In particolare mi colpì un’immagine dei tre sciatori con la didascalia, pubblicata da La Gazzetta dello Sport e su scritta a mano la data del 22.3.1933. (Roccaraso, la stagione della neve – Ugo Del Castello 2003) La pubblico per testimoniare la verità. Intanto vi cito testualmente cosa c’è scritto: <<Reduci da Roccaraso ove dirigevano la “Scuola Tecnica di Sci”, l’unica in Italia riconosciuta dalla F.I.S., sono giunti a Roma i fratelli Ferdinando (a destra), Renato Valle (a sinistra) e Paolino Pompanin (al centro); ospiti dello Sci Club Audacius. Il primo fu campione nazionale 1932 di discesa e slalom, il secondo è campione per il 1933, il terzo infine è  assai noto per le numerose vittorie colte in Italia e all’estero in gare di stile, fondo e salto.>> Questa notizia conforta e conferma quanto già affermato in un’intervista rilasciata da Renato Valle alla rivista Neve Sport n. 14 del 1983, dove, inoltre, Renato afferma ancora che lo sci Alpino in Italia ha trovato culla proprio a Roccaraso, quando al nord invece era negletto e messo ai margini da quello di fondo.

Quindi due primati roccolani e non cortinesi, come affermato oggi a Lineabianca.

Ma questo io non l’ho potuto raccontare e mi fa rabbia che la bella e brava presentatrice, per di più roccolana doc, ha esordito nell’intervista al maestro di sci della “Scuola di sci rossa” che quella fu la prima scuola riconosciuta in Italia nel dicembre del 1933. Sic! Nulla di più inesatto, nulla di più falso. Ma quel libro dei 100’anni di sci della storia roccolana fu osteggiato per la sua pubblicazione proprio dagli impiantisti roccolani e quindi il cerchio si chiude cari amici pescolani e rivisondolesi che vi lamentate di non essere andati in TV. Ecco dimostrato che pure i roccolani, quelli veri, quelli sinceri, quelli che vorrebbero unirsi a voi più Rocca Pia, magari nel sospirato Comune di Ama, hanno di che dolersi.

Morale della favola: E’ tutto da rifare in questo paese, in questo territorio. Ci vuole qualcuno, un organismo libero, che sia l’espressione di tutte le parti e che deve essere perfettamente documentato nelle occasioni in cui a questo territorio viene chiesto di mostrare se stesso.

Ugo

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