Il terzo libro, quello della guerra con i tedeschi in casa…senza più le case

Il presidente dell’Accademia della Crusca ha scritto per il mio libro:

1943 – Roccaraso kaputt! 

L’autore di questo libro è della generazione successiva alla mia: è nato un decennio dopo gli eventi che qui racconta sulla traccia della memoria altrui. Io che li ho vissuti in prima persona, a Pescocostanzo, che dista 4 chilometri dalla sua Roccaraso, ho un esatto ricordo di molte di quelle vicende, e posso perciò dire che sono qui fedelmente rappresentate. Ho nella memoria le stesse tragiche date, le stesse visioni di truppe e armamenti, le stesse impressioni di voci e di scoppi, lo stesso sgomento davanti all’ignoto nel momento in cui un camion tedesco ci portava via; e lo stesso stupore, al ritorno, davanti a un paesaggio indefinibilmente cambiato e variamente mutilato. Con una differenza, tra noi abitanti di Pescocostanzo e quelli di Roccaraso: noi rivedemmo il nostro paese rimasto, per uno strano destino, quasi intatto; loro lo trovarono distrutto al 98 per cento.

Proprio questo effetto di “sparizione”, improvvisa e totale, dell’antico paese nativo è il tema profondo di questa narrazione. È il dato, duro come la pietra, infisso nella mente degli abitanti di Roccaraso. Di quelli che vissero direttamente quelle vicende, ma anche di chi, venuto dopo, come Ugo Del Castello, da cittadino partecipe dei sentimenti della propria comunità ha avvertito il bisogno di ripercorrerle in qualche modo e di pagare così il tributo di affetto a chi le subì: alla propria madre – figura spesso evocata in questo racconto – ai parenti, ai vecchi del paese.

È questo il movente principale che ha spinto Ugo Del Castello a scrivere queste pagine, costruite con le voci, dapprima filtrate e poi in diretta, dei narratori di primo livello. Ma non è l’unico. Ce n’è un altro, che ben si collega al primo, quasi come un ulteriore pagamento del debito: raccogliere al più presto testimonianze genuine, prima che i depositari svaniscano, e acquisire dati e documenti di ogni genere, legati alla vicenda specifica di Roccaraso. Anche per questo secondo obiettivo i suoi cittadini e tutti noi dobbiamo essergli grati. Dalle sue pagine apprendiamo particolari certamente importanti o comunque interessanti, che per i più erano fin qui ignoti. Su due circostanze, in qualche modo collegate ma di diverso sapore, vorrei richiamare l’attenzione dei lettori. La più sorprendente è il dato della presenza sulle montagne di Roccaraso, già nell’estate del 1942, di un disertore russo passato a collaborare con i tedeschi e qui inviato già allora a compiere nascostamente rilievi topografici in vista di future, dunque già preordinate, operazioni belliche lungo la linea Gustav. L’altra riguarda la triste storia di un albergatore di Roccaraso, di origine valdostana, che nell’agosto del ’43 aveva captato, conoscendo il tedesco, le conversazioni di un gruppo di ufficiali germanici venuti a soggiornare nel suo albergo e a “passeggiare” su questi monti; conversazioni che gli rivelarono in anticipo gli sviluppi della situazione in questa zona: un’informazione preziosa, che però l’albergatore tenne tutta per sé, per accelerare, senza parere, la smobilitazione del suo esercizio (vendendo, con architettati pretesti, gli arredi alla popolazione locale) e allontanarsi in tempo utile.

Comportamenti sconcertanti, e non furono gli unici, tipici di certe situazioni, confermati ancora una volta. Ai quali fanno riscontro vicende di altro segno. Roccaraso era già da alcuni decenni luogo rinomato di villeggiatura, nel quale il “villeggiante” veniva solitamente rispettato e accudito. Le pagine che descrivono l’arrivo fuori stagione di numerosissimi villeggianti in cerca di luoghi ritenuti sicuri (quanti ricordi mi riaffiorano di questa vicenda), carichi di arredi preziosi e poi costretti a ritornare in gran fretta e confusione, quando pur ci riuscirono, nei loro luoghi d’origine, o a condividere altre  peripezie con i locali, esprimono molto bene quello scorrere di flussi paralleli di popolazione.

La complessa macchina di difesa messa in atto fulmineamente su queste montagne dagli occupanti germanici, le ingegnose trovate (come quella del cannone semovente che usciva dalla galleria della Maiella per sparare e rientrava rapidamente perché non venisse localizzato dai ricognitori alleati), lo stato d’animo delle truppe tedesche in attesa di uno sfondamento alleato al valico di Roccaraso, sono passaggi di questo racconto che alla fine appassionano il lettore.

Questo libro nasce fondamentalmente, come dicevo, dal bisogno dell’autore di partecipare a posteriori al dramma della propria gente e dal suo desiderio quasi di lenirne, anche in piccolissima parte, le sofferenze con l’offerta di qualche documentata spiegazione di quei fatti. Sia di queste manifestazioni di sentimenti, sia di questi contributi alla ricostruzione storica c’è sempre gran bisogno, per noi e forse ancor più per le generazioni  successive: e per questo sono lieto di accompagnare con la mia parola quelle tanto più  tormentate del più giovane cittadino della vicina Roccaraso.

Francesco Sabatini,2005

libro03

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ROCCARASO KAPUTT!

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