Il quinto libro, quello dei cent’anni di sci

Il giornalista, scrittore e scalatore ha scritto per il mio libro:

Roccaraso – due solchi sulla neve lunghi 100’anni 

Nell’istante in cui Ugo Del Castello mi ha proposto di raccontare i miei pensieri sulla sua stazione bianca e relativo centenario di vita, si è accesa la realtà dei miei ottantotto anni. Per certi versi con piacere, perché in coloro che il tempo remoto l’hanno vissuto si riaccendono i sentimenti lontani e anche frasi o episodi che la maggioranza odierna ignora. Ad esempio, una frase dello statista, che fu il mio conterraneo, Alcide De Gasperi, questa: “L’Italia è un Paese troppo lungo e stretto e perciò ingovernabile“.

Quando ero ragazzo si pensava che lo sci italiano fosse patrimonio delle sole Alpi, realtà che poi si allargò alle nevi dell’Abetone per le miracolose rivelazioni che ebbero nome Celina Seghi, Zeno Colò e Vittorio Chierroni. Nessuno a Trento immaginava di poter sciare a sud di Firenze, fino a quando un giorno il “duce“ Benito Mussolini apparve su tutti i giornali a torace denudato con braghe alla norvegese fino alle caviglie, sci ai piedi e bastoncini piantati nella neve, un’immagine un po’ grottesca da dittatore peraltro utile a quel luogo e oltre, che lui volle fosse chiamato “la montagna di Roma”, distante dalla capitale104 chilometrie per la quale fece poi realizzare una strada da Rieti fino alla nuova stazione di nome Terminillo.

Dopo quel lampo anche al Nord si venne a sapere che in un’altra località di nome Roccaraso già si sciava e se ben ricordo nel 1937, un mezzo di trasporto chiamato slittone, come quello del Monte Bondone, primo in Italia, era stato inaugurato dal Principe Umberto di Savoia che amava lo sci, addirittura il secondo o il terzo su tutta la neve italica.

Quella affinità, serbata in un anfratto del mio cuore, mi lasciò il desiderio di conoscere quel luogo e a portarmici fu poi uno straordinario personaggio, medico, uomo di cultura e innamorato cotto dello sci di nome Emilio Buccafusca, conosciuto a Napoli nel 1944, al mio ritorno in Italia dalla prigionia bellica africana.

Buccafusca, che aveva anche collaborato alla bella rivista di anteguerra “Neve e Ghiaccio“, scrisse da par suo un esemplare racconto dal titolo Requiem di un accelerato, che narra la travagliata storia dell’immensa passione di amici che con lui si recavano a Roccaraso, partendo da Napoli col treno addirittura all’una di notte!

Lassù Emilio mi accompagnò dopo la liberazione di Roma e purtroppo vidi un paese massacrato dalle mine belliche, ma mi piacque molto ugualmente, anche e soprattutto nei suoi dintorni di Aremogna e in quel giorno mi fu mostrata l’immagine del Principe Umberto con un sorriso compiaciuto della bella situazione del luogo.

D’allora, più o meno un anno dopo, divenni uomo di monti e di neve e una trentina d’anni fa tornai lassù a Rivisondoli – Monte Pratello, nuova stazione stretta parente di Roccaraso, assieme a miei “topolini“ romani, gli amici Gaetano e Marilù Rebecchini, con i figli Turchese, Salvatore, Fabiano e Onorio, i fratelli Reale, Iaia Ercolani, lo scrittore Giuseppe Berto, per una gara di slalom gigante, tracciata nientepopodimenoche dal mitico Leo Gasperl, che dopo esser stato personaggio supremo in Austria, la sua terra natia, Svizzera, poi allenatore della Nazionale Italiana dal 1939 al 1941, e per molti anni maestro nella splendida Cervinia, stava chiudendo la sua storica carriera su quelle nevi. Furono due giornate straordinarie e rivedo ancora brillare nei suoi occhi la gioia di avermi rivisto lì. La sera del venerdì, dopo un brindisi, mi disse a mezza voce che l’indomani, prima ancora o forse mentre i ragazzini si allenavano lungo il pendio loro riservato per la sfida della domenica, mi avrebbe accompagnato lungo la pista che se ben ricordo aveva nome “Difficile-super“, un canalone degno di un’eccellente stazione alpina.

Ebbe ragione, sciando e rimbalzando ritmicamente da sinistra a destra e viceversa, ricordo alla prima sosta d’aver provato misteriose beatitudini e quando alla base ci arrestammo con l’ultimo appagante curvone, mi sentii carico di intensa emozione.

Da quel momento sono trascorsi anni e a Roccaraso e dintorni non sono più tornato, ma il rapporto con i conduttori dell’ampia situazione è rimasto costante.

Stefano Buccafusca, valente giornalista e figlio del grande Emilio, mi ha sempre tenuto informato sul progredire e consolidarsi della realtà della zona che si estende da1200 a2200 metridi quota e adesso sono contento d’aver saputo che nel 2012 Roccaraso ospiterà i Campionati del Mondo della gioventù, i così chiamati Juniores.

Non so se il Padre Eterno sarà generoso con me, donandomi il piacere di esserci per arricchire le mie ultime esperienze bianche. Se così non fosse… se la mia linea d’ombra fosse già stata da me superata, propongo forse immodestamente, ma col cuore, di dedicarmi una delle gare e a portare le coppe ci penseranno i miei figli Paolo e Jacopo e a consegnarle ai migliori il mio nipotino Brando. E un’altra gara, per affinità la discesa, perché il grande Leo stabilì il primato mondiale di velocità sul KL nel 1934, potrebbe portare il suo nome, gesto di straordinaria emozione, anche pensando che la sua dinastia, oggi estinta, è romanticamente riunita nel cimitero di Cervinia a Valtournanche: Lui, spirato in quell’Abruzzo, Roby, unico figlio, travolto da una valanga americana e la moglie Luciana che ci ha lasciati novantaquattrenne lo scorso marzo. Sarebbe da dedicargli un minuto di silenzio, meritato, che farebbe vibrare i cuori di tutti i presenti.

E così ho concluso, però a suggello di questi miei ricordi, auguro successo a Ugo Del Castello, uomo autentico, collaudato anche dall’amore per la sua terra e relative nevi e che pertanto merita fortuna.

Rolly Marchi, 2009

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