OMAGGIO A PIETRO, LA DONNOLA DEGLI ALTOPIANI, MA ANCHE A LORETO DAL BASCO AMARANTO

PIETRO

Una decina di giorni fa mentre mi recavo a Pescocostanzo vedo attraversare la strada innanzi a me da una donnola, veloce ed elegante nella sua posizione allungata e sinuosa; scompare poi tra gli arbusti. Continuo a percorrere in salita “le Sterpare” e nel tratto piano che conduce al bivio della seconda stazione ferroviaria più alta d’Italia appare questa volta a bordo strada un’altra donnola, ben più grande e variopinta, ma sempre elegante ed allungata nei suoi movimenti; corre su tre ruote con una bandierina di riferimento che si agita al vento: è Pietro, il buon e grande atleta in bici ed in allenamento. Insomma una “Mustela nivalis”, una donnola praticamente, che in alternanza alla alacre attività sportiva su neve, adesso si dedica alla handbike. A giorni gareggerà nella tappa di Roccaraso del Giro d’Italia, dedicato a quelle persone che come lui hanno perso per varie ragioni l’uso delle gambe, Pietro cadde con la sua moto proprio sulla discesa delle “Sterpare”.

Furono giorni d’inferno per la sua vita e il futuro si oscurò maledettamente all’orizzonte che giunse all’improvviso nei suoi occhi e a contatto con i capelli crespi e ribelli alla sorte che gli era capitata.

Il tempo è passato inesorabile ed inesorabile fu la sentenza: sedia a rotelle per un ragazzone perso all’attività di fondista, di maestro di sci di fondo e perfino di karate. Uno che non riusciva a stare fermo e così ridotto all’immobilità.

Ma no, Pietro è uno che non può restare immobile anche se ormai immobili sono le sue gambe. E allora che fa? La neve, la sua passione invernale lo rapisce in altra maniera, attraverso un paio di sci appropriato per il suo stato e così va in discesa seduto su un seggiolino poggiato su uno sci e con le mani attaccate ad altri due piccoli sci che usa per guidarsi. Questa attività diventa un amore inscindibile al punto che incomincia anche a gareggiare e a recarsi nelle località montane dove si incontra con gente nel suo stesso stato, per discutere anche dei problemi legati a quella condizione. Problemi che sono tanti, a incominciare da quelli fisici, anche i più banali come fare una pipì a quelli più importanti come l’alimentazione e poi quelli logistici ad iniziare dall’uso degli impianti di risalita.

Pietro è sensibile al punto tale che con l’aiuto degli impiantisti locali, della BCC di Roma e di specialisti medici e dietologi, organizza annualmente tra Roccaraso e Montepratello un convegno per discutere in merito.

Poi la neve se ne va e il nostro irriducibile atleta si dedica all’handbike e incomincia a girare sulle strade e ciclabili degli Altopiani che sembrano fatte apposta per lui. Ed ecco che prende la posizione della donnola per scorrere sull’asfalto, appena che si vede, e quella bandierina che sventola pare debba dare rassicurazione solo a lui in quella posizione precaria e defilata. Ma va, pedala come un forsennato e la maggior parte delle volte ti appare davanti all’improvviso che ti spaventi e l’unica cosa che puoi fare è lanciargli un saluto con il clacson. Non ti risponde, non può, quasi ne vale la vita volerlo fare, ma sai che ha capito e questo ti rallegra un po’. E si, perché non smetti mai di volergli bene. Io che ho apprezzato anche le sue doti lavorative legate ai tributi locali.

Anche questa attività su tre ruote lo ha portato a gareggiare ed è diventato un ciclista che fa il Giro d’Italia handbike. Insomma la sua frenetica attività non ha limiti e anche così si da da fare oltre. Appassionato della sua terra ha voluto regalare alla gente che lo ammira e che gli vuole bene, una tappa del Giro d’Italia 2017.

La conformazione pianeggiante di Roccaraso, con l’unica eccezione della discesa che arriva alla caserma dei Carabinieri, è diventato il percorso di gara, lo ha tracciato lui e ieri abbiamo imparato che la gara dura un’ora e un giro.

Roccaraso per tutta la mattinata si è bloccata, tutti a piedi e tutti lungo il percorso ad ammirare i concorrenti, tante donnole che mai se n’erano viste così, tutte multicolore, tutte in fila, con le braccia che giravano vorticosamente i pedali, quasi sbattuti in faccia da quella posizione anomala. Gambe distese e abbandonate a se stesse, legate affianco alla ruota davanti. Dietro al sedile una borraccia con il tubo di gomma che faceva sembrare la bici una formula uno. Ma la fatica è quella che ci è apparsa sovrumana, sotto il caldo inusuale di Roccaraso loro non potevano essere paragonati a chi in quella posizione cerca di abbronzarsi. Loro no, loro avrebbero preferito un ombrellino per ripararsi dal cocente sole che gli deturpava il viso dipinto a fiotti di sudore.

Un’ora e un giro e appena dopo mezzogiorno la tappa roccolana è terminata con un grande applauso. La gente si è stretta intorno a loro, intorno al nostro eroe, intorno ad un altro grande e bel ragazzo di Castel di Sangro, dal nome di Loreto Di Loreto, un eroe particolare, di quelli che sono legati alla guerra, un carabiniere del Tuscania a cui una mina scoppiata in Afghanistan ha tolto il sorriso, quello normale, quello delle persone normali, ma non quello che come Pietro hanno saputo riacquistare. Il loro è un sorriso speciale, che gli uomini normali non sapranno mai coniugare, perché non è un verbo, e un semplice sostantivo: la sofferenza, quella vera, quella delle donnole variopinte e contraddistinte da una svolazzante bandierina.

Caro Pietro, caro Loreto, aggiungere qualcos’altro credo sia inutile, sappiate che vi vogliamo bene, per quello che fate e per ciò che quotidianamente ci insegnate.

Portateci la Maglia rosa.

E poi un appello agli amministratori dei nostri paesi: sostenete queste persone, sostenete questi atleti, perché una bandiera migliore non l’abbiamo.

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"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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