MA DOVE VA, COSA FA UN PAESE CHE NON CONOSCE LA SUA STORIA?

DonEdm

Questo paese il 29 giugno festeggia a base di porchetta due santi che la storia non gli ha consegnato e dimentica i 700 anni della sua parrocchia.

Origine della Parrocchia di Roccaraso

Il monastero di santa Maria di Cinquemiglia, indebolito dall’ingerenza del vescovo valvense (che, nel 1299, ne aveva ottenuto da Bonifacio VIII l’assoggettamento) e corroso dalle usurpazioni dei beni, nei primi anni del secolo XIV si avviava già alla decadenza: pensò l’Università di Roccaraso che fosse quello il momento di avanzare una giusta richiesta. L’11 agosto del 1316 il vescovo Landolfo, in visita pastorale presso il monastero di Cinquemiglia, ricevette un’ambasceria: Thomas de Gazaria, soprannominato Laydus, Syndicus dell’Università di Roccaraso, e Perronus e Nicolaus, clerici del paese, chiedevano che la cura delle anime degli abitanti di Roccaraso, affidata ab ipsius Roccae primerio statu ai religiosi del monastero, fosse trasferita in una chiesa del paese, poiché era insopportabile che nati da battezzare e morti da seppellire fossero trasportati dal paese al monastero per tria milliaria et ultra, per un cammino montanum et obviosum, asperum frigoris mundagnarum (sic) et imbrium innundatione, maxime inverno tempore pericolosum ecc. Il vescovo concesse l’istituzione del fonte battesimale e del cimitero nella chiesa di san Nicola in paese, e fissò anche la ripartizione dei tributi tra clero locale e la chiesa di santa Maria di Cinquemiglia, che avrebbe conservato la funzione di matrix et plebis. Siamo davanti ad uno  dei tipici atti di emancipazione (anche se graduale) delle cappelle rurali dalla pieve centrale, fenomeno caratteristico della piena età comunale, ma non frequente nelle terre meridionali. Particolare notevole: il syndicus di Roccaraso prestava, per il rispetto dei patti, una garanzia di 100 once d’oro, fatto che rivela l’incipiente formazione di una cassa comune.

Dopo il 1316, il clero di Roccaraso fu sottoposto direttamente alla giurisdizione del vescovo valvense, al quale pagò le sue decime e dal quale ricevette le periodiche visite pastorali. Nel 1356 il vescovo Francesco de Silanis visitò le due chiese del luogo, san Nicola e sant’Ippolito, trovando però gravi deficienze nel clero: i quattro sacerdoti, Amico, Alessandro, Oddone e Pietro, ignoravano gli articoli di fede e si dedicavano, peraltro, al commercio del bestiame.

 

 

 

da: Francesco Sabatini, La Regione degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, 1960 – Pag. 80,81

Semplicemente così

(Il prete nella foto è Don Edmondo De Panfilis, parroco di Roccaraso, che il giorno 5 agosto 1954 celebra la prima messa per la consacrazione della ricostruita chiesa di santa Maria Assunta, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale)

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ROCCARASO KAPUTT!

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