La strada che ti fai, ti meriti

Trapo

Ho compiuto ricerche sulla storia sciistica e turistica di Roccaraso, ho incontrato e ascoltato personaggi, chi per una ragione e chi per un’altra, che hanno avuto a che fare direttamente o indirettamente con lo sviluppo economico di Roccaraso avvenuto grazie a queste attività. Ho raccolto immagini, fotografie e documenti che hanno testimoniato questa crescita virtuosa. Le testimonianze più antiche sparse sul territorio sono esigue, ma nello stesso tempo preziose e oserei dire monumentali.

In questo percorso che è durato circa dieci anni sono rimasto impressionato innanzi tutto dalla sorpresa delle persone che, avendo appreso di questa affascinante storia, mi hanno fermato per strada, mi hanno telefonato, sono venute a trovarmi per approfondire gli argomenti, per mettermi a conoscenza di altri documenti custoditi da parenti ed amici. I turisti, avendo appreso di tutto ciò hanno chiesto le mie pubblicazioni, sono rimasti sorpresi e quasi increduli, ma nello stesso tempo affascinati, spesso sono tornati o mi hanno telefonato per arricchire aspetti che li avevano maggiormente impressionato.

Ed è così che mi sono reso conto del valore della ricerca compiuta che ha ridato l’anima ad una località turistica cancellata nel 1943 dalla mano violenta della guerra. Ho così rafforzato con maggior vigore ciò che ho sempre immaginato e il più delle volte constatato: una località turistica di montagna non è solo un luogo dove si va per respirare aria pura, per svolgere attività sciistica o escursionistica, è anche un luogo che vuole essere conosciuto nella sua essenza, nella sua storia, nei personaggi che hanno costruito questa storia e nelle attività che hanno dato valore e ricchezza alla sua gente e così soddisfazione a chi si è recato in quel luogo per vacanza.

Volevo candidarmi alla carica di sindaco di Roccaraso per tentare di completare questo affascinante impegno e soprattutto per provare a recuperare nell’animo dei miei concittadini il senso di appartenenza a questa storia e l’orgoglio di essere gli eredi di tanti personaggi che l’hanno costruita. Volevo spingerli ad immaginare tutta una serie di iniziative che rilanciassero l’offerta turistica di Roccaraso attraverso una immagine più consona con le esigenze e aspettative del turista. Non mi è stato consentito.

Chi mi conosce e che legge costantemente il mio pensiero, sa quanto io sia contrario allo sperpero di denaro pubblico in iniziative che nulla hanno a che vedere con lo spirito dell’ospite descritto brevemente poc’anzi. Certo, anche qualcosa in quel senso può essere organizzata, ma deve essere lasciata alle capacità imprenditoriali di chi ha scelto di dedicarsi a quell’attività. La mano pubblica deve corroborare, non può garantire gli eventuali insuccessi, che sono stati molteplici e devastanti delle finanze pubbliche. Avevo in mente una serie di iniziative che dovevano servire a rendere più visibile questa storia e a rendere più accattivante la scelta di Roccaraso quale meta di vacanza e di attività sportiva nell’immaginario del turista. Non mi è stato possibile, le ragioni sono diverse, ma l’impedimento maggiore è stato quello che persone come me, che hanno una visione controcorrente e lungimirante, scusate la presunzione se tale è, il più delle volte vengono osteggiate per tutte quelle ragioni che hanno avviluppato la mente e i modi di fare che si susseguono nella mortificazione di ogni attività economica.

Nel frattempo c’è stato qualcuno che si è avvicinato a questi intendimenti, sono rimasto sorpreso e ho apprezzato molto l’impegno volto a racimolare ogni oggetto prezioso che consentisse di organizzare un piccolo museo dello sci. Ma per fare queste cose e portarle a compimento ci vuole ben altro che una semplice questua, ci vuole cuore, ci vuole passione, non è sufficiente raccontare corbellerie.

Lungo il percorso che ho compiuto, ho immaginato tra le tante cose, di erigere a monumento dello sci il trampolino di salto. È quello un luogo che oserei affermare sacro. E’ un impianto immerso nella natura lussureggiante di conifere, che lo stanno dolcemente, leggermente e inesorabilmente aggredendo e quindi distruggendo. E’ necessario ripulirlo da piante inutili, da erbacce, rimettere in sesto il dente che sta per crollare, compiere un’energica opera di manutenzione della tribuna dei giudici, ripulire i sentieri che lo circondano, installare lungo il percorso che conduce in cima alla pista di lancio una serie di graziosi cartelli che raccontino di salti e saltatori, non devono mancare piccole aree di sosta con qualche panchina, dove le persone più anziane possano leggere con serenità un libro o un giornale. E’ pensabile di affiancargli un piccolo impianto di risalita su rotaia per incuriosire il visitatore e costringerlo a vivere quel luogo. E un piccolo rifugio posto in cima costituirebbe non solo un punto di conforto, ma anche un’attività lavorativa per un giovane roccolano.

Qualcuno dirà: stupidaggini. Può darsi, ognuno è libero di pensarla come vuole, me compreso. Però poi quelle stesse persone devono dirmi perché, per esempio e in tempi successivi a questi miei intendimenti, con sorpresa ho appreso da un anziano e amico saltatore, che saltò sul nostro trampolino Roma all’età di appena 15 anni, che a Ponte di Legno, il suo paese, sede di un altro trampolino storico “Il Littorio”, anch’esso inghiottito dalla montagna, finalmente qualche anno fa è stato riportato alla luce, con tanti accorgimenti che lo rendono visitabile ed è stato illuminato con luci che tracciano nel terreno il suo perimetro e lo rendono visibile perfino di notte.

Voglio solo aggiungervi che d’intesa con l’allora Armando sindaco, nell’estate del 2008 facemmo venire il massimo esperto di trampolini in Italia, l’Ing. Pietro Vanzo, uno dei tecnici che aveva progettato per le Olimpiadi di Torino i trampolini di Pragelato. Un lumicino di speranza fu che ci indicasse se l’impianto fosse recuperabile all’attività agonistica, sia pure con profonde trasformazioni. Praticamente impossibile per una serie di ragioni che non sto qui ad elencarvi. L’Ing. Vanzo rimase sorpreso che a Roccaraso ci fosse un trampolino, addirittura risalente alla metà degli anni ’20 dello scorso secolo e aggiunse che un luogo così non poteva non essere eretto a monumento dello sci locale. In un qualsiasi altro posto sicuramente avrebbero agito in tal senso. Manco a farlo apposta pronunciò parole che avevo sempre immaginato. Si dichiarò disponibile, qualora il Comune avesse voluto compiere quest’opera a progettare il suo recupero.

Cari concittadini e amici che vorreste guardare Roccaraso con ben altro interesse, che altro devo dirvi? Beh! avrei voluto dirvi molte cose di questo tipo, perché di idee intorno al nostro paese ne ho davvero tante, però dovete accontentarvi di quello che vi passa il convento, che purtroppo ha la casa madre in altro luogo.

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ROCCARASO KAPUTT!

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