Il vecchietto, dove lo metto?

VecchiodiBonefro

Questa mattina stavo andando insieme all’amico Franco, arcinoto orafo delle pulsatille, a gustare il solito caffè del fine settimana e oltre l’abbaglio del sole, moltiplicato dal candore della neve, mi appare una sagoma altrettanto arcinota: quella dell’ottantasettenne zio Paolo. Non mi ha sorpreso in quel suo insolito atteggiamento semilavorativo, viste le sue chilometriche e cicliche camminate quotidiane. Ho compreso immediatamente il suo intento e non ho potuto fare a meno di immortalarlo nella classica foto col cellulare. Chi non conosce il luogo specifico non può capire perché un arzillo ottantasettenne e per di più quasi in maniche di camicia stava spalando la neve, dopo averla eliminata dalle due panchine. Quelle panchine sono il posto di ritrovo di anziani e meno anziani a Roccaraso. E’ li che si riuniscono ogni giorno, tempo permettendo ed è li che discutono sul più e meno, sbirciando i passanti e apprezzando qualche lato “B” o qualche accattivante gamba femminile. Ecco, è quello l’inconsapevole luogo deputato all’assistenza sociale. Non che quegli più o meno arzilli signori abbiano bisogno di assistenza, anzi, spalano pure la neve in quasi maniche di camicia, ma le attenzioni della pubblica amministrazione non vanno oltre, se neppure magari li notano, seduti o al lavoro di spalatura.

E qui mi è tornato in mente un pensiero che ho sempre rivolto a questa loro sia pur apprezzabile situazione. Direte, adesso che altro ti passa per la testa? La prima neve ti è andata nel cervello? Assolutamente no. Proprio perché il pensiero è piuttosto arretrato. E cosa ho immaginato per i nostri vecchietti? Semplice. Un luogo che non sia la strada o la piazza e neppure il focolare domestico o un’annoiante poltrona che si voglia, allor quando piove o addirittura nevica. Un luogo che la pubblica amministrazione potrebbe mettere loro a disposizione per mantenerli uniti quando fuori piove o nevica. Un luogo dove possano continuare a chiacchierare, magari privo di vedute sexy, ma comunque adatto a non far arrugginire i loro ammirevoli rapporti. E poi semplicemente dotato di qualche quotidiano o rivista che magari possa sostituire il tempo dedicato alla carenza di vitamina “B” o di gambe affilate o consistenti su cui disquisire fino all’arrivederci per degustare un piatto di spaghetti o una necessaria zuppa.

Qualcuno dirà, ma dove li mettiamo i vecchietti? Parafrasando una nota canzoncina. Semplice e mi auguro che i “pennuti” non me ne vogliano e immaginino immediatamente di non votarmi, nel caso in cui sarò candidato a sindaco, vista l’auspicata collocazione dei vecchietti nel luogo deputato come “casinò” dagli Alpini roccolani. In fondo loro la mattina nella “sede” non ci vanno e consentire ai nostri, ai loro vecchietti di ospitarli sarebbe si, questo, un modo di risolvere un piccolo problema che mi sembra, anche se esagero un po’ attanagli il senso sociale della nostra comunità.

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