Il fischio del treno che veniva da lontano

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Ieri come oggi le rivalità tra famiglie esistevano eccome, dovute soprattutto in queste zone, tra quelle importanti, all’attività di allevamento degli ovini. Ognuna di loro era ricca perché aveva qualcosa come venti, trentamila capi di bestiame che d’autunno, attraverso i tratturi raggiungevano le pianure pugliesi della Capitanata e d’estate pascolavano sui ricchi e verdi pascoli di montagna.

Gli Angeloni, innanzi tutto, i Patini, apparentati tra loro a Roccaraso. I Ferrara a Rivisondoli. I Ricciardelli a Pescocostanzo ed altri anche di minore importanza.

Le lotte per accaparrarsi i pascoli migliori in montagna erano frequenti e caratterizzavano appunto le rivalità, sostenute anche da altre esigenze e obiettivi di mercato dei prodotti dell’attività zootecnica, lana in testa.

Tra tutti si distinse per l’attività risorgimentale e politica durante l’Unità d’Italia il barone Giuseppe Andrea Angeloni che fu deputato al Parlamento per il collegio Sulmona-Roccaraso per circa 26 anni. Fu sottosegretario ai Lavori Pubblici e in questa veste sostenne lo sviluppo ferroviario dell’Abruzzo ed in particolare della realizzazione della linea Sulmona-Isernia, necessaria per trasportare agevolmente e celermente a Napoli i prodotti dell’attività pastorale. Insomma una via che affiancò quella più antica, ma anche più lenta e meno sicura denominata “Via degli Abruzzi”, che collegava, al centro dell’Italia il nord con il sud. L’una e l’altra, caratterizzarono il loro passaggio sotto l’abitato di Roccaraso, dove correndo praticamente insieme nel valico che immette sugli Altopiani, nel 1943 costrinsero i tedeschi a ritenere questo il possibile e originario punto di sfondamento da parte degli Alleati della line Gustav. Il tracciato della ferrovia aveva subito diversi spostamenti e quando assunse la definitiva fisionomia Palena fu tagliata fuori, per evidenti ragioni di conformazione del territorio ma anche Rivisondoli e Pescocostanzo subirono la stessa sorte, infatti la stazione che faceva capo ai due paesi fu costruita abbastanza lontano dai centri abitati. Roccaraso invece, al di là del fatto che fosse la patria dell’Onorevole, era il punto obbligato per raggiungere Castel di Sangro e quindi la stazione si trovò quasi a ridosso del centro abitato. Queste sono le ragioni tecniche, non poteva essere altrimenti.

Ma come in tutte le cose, anche in questo caso ci fu un costante e significativo interessamento da parte delle famiglie importanti di Rivisondoli e Pescocostanzo, affinché il treno transitasse un po’ più vicino ai due paesi. E i loro rappresentanti si mossero con forza presso altri personaggi di rilievo dell’attività realizzativa, bypassando il barone Angeloni per le ragioni poc’anzi narrate. Ma l’Onorevole sottosegretario era potente, era stato l’infaticabile sostenitore della costruzione ferroviaria e mai e poi mai avrebbe consentito che le cose fossero andate diversamente da come faticosamente deliberato e progettato.

E qui nasce l’aneddoto che in fondo caratterizzò sugli Altopiani la sua potente figura.

In una occasione che non è data a conoscere, ma evidentemente di “ultima spiaggia” per i vari Ferrara, Ricciardelli ed altri, Giuseppe Andrea Angeloni così pronunciò: “Il treno passerà lontano e Rivisondoli e Pescocostanzo sentiranno solo il suo fischio”.

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