Era quella la��automobile della famiglia Sepe?

auto

Nei giorni precedenti ho pubblicato sulla mia bacheca una carrellata di immagini da��epoca impresse nelle cartoline che rappresentavano la nostra localitA� turistica. Lo sciatore e il turista che ci frequentavano avevano cosA� modo di spedirle a perenti ed amici, per informarli che avevano soggiornato a Roccaraso. Su piA? di una cartolina ho letto frasi che decantavano il paese, la sua aria salubre e la��ospitalitA�; spesso anche la��invito a venirci.

Era quella della cartolina la forma primordiale di promozione di una localitA� turistica, oltre a una locandina o manifesto dalla��aspetto grazioso e variopinto che spesso venivano stampate per fare propaganda. Anche noi avevamo una��immagine che inevitabilmente era legata alla nostra attivitA� sciistica: Roccaraso, la stagione della neve era lo slogan impresso su di essa.

Tra le cartoline che ho pubblicato ce na��A? una che mostra un automobile che attraversa il Piano delle Cinquemiglia e in quel momento i viaggiatori sono scesi per fare bella mostra intorno al veicolo; ca��A? pure un cagnolino. Non conosco il periodo in cui fu scattata la foto; presumo negli anni a��20.

ChissA� se il punto in cui si trova la��automobile sia piA? o meno quello dove il ciclista Girardengo abbandonA? la bicicletta e con una pietra fece un segno di croce sulla breccia ritirandosi a causa della��infortunio che gli era capitato sulla salita di Rocca Pia e che lo aveva distrutto per raggiungere la quota della��altopiano. (*)

In ogni punto, in ogni dove del nostro territorio ca��A? qualcosa da raccontare ed ecco che mi giunge un messaggio della signora napoletana Annamaria Sepe Berardinone, mamma del noto sciatore Marco: A�papA� aveva la macchina penso uguale nascosta in un garage a Roccaraso, ma i tedeschi la trovarono e la presero; A? possibile nel 1937? Io ero piccola, ma ho ancora questo ricordoa�?.

Caspita! La mia mente torna subito indietro e si ferma al racconto di Riccardo Rucci, che ho descritto sul mio libro Roccaraso 1943 kaputt! Il libro sulla��occupazione tedesca di Roccaraso per intenderci.

Lo apro e proprio li rileggo ciA? che vi trascrivo: A�Alcuni soldati avevano ricevuto la��ordine di requisire gli automezzi che si trovavano in paese e quella volta i calci che sferrarono con forza sul portone del nostro garage non riuscirono a sfondarlo, era resistente e non cedette. Essi avevano saputo che in quel locale era parcheggiata la macchina di un signore ospite della��albergo Principe. Mio padre, Alfredo, scese dalla casa dove si trovava e gli ordinarono di aprire quel portone. Entrarono in garage, Bactefort ma la macchina era chiusa a chiave; il proprietario aveva la��abitudine di tenerla con sA�. Non potendola aprire, i tedeschi andarono su tutte le furie inveendo contro papA�, il quale gli fece capire che dovevano seguirlo. Si recA? alla��albergo Principe dove spiegA? a uno dei proprietari, Camillo Redaelli, quello che volevano i soldati. Camillo rintracciA? il proprietario della macchina, il quale dovette consegnare suo malgrado le chiavi e perse come molti la sua vetturaA�.

Ea�� bene sapere che in quel periodo autunnale molte famiglie facoltose e nobili di Napoli, per sfuggire ai bombardamenti sulla loro cittA�, la abbandonarono e si rifugiarono a Roccaraso, da dove erano appena ripartiti per avervi trascorso le vacanze estive. Erano tornati fin quassA? con le automobili cariche di preziosi, quadri di valore e finanche molta biancheria. Quindi in giro per Roccaraso ca��erano diverse autovetture di loro proprietA�. Quella parcheggiata nel garage di Alfredo Rucci era proprio quella del padre della signora Annamaria? Lo chiederA? a lei e la conferma ci potrebbe essere solo se ricorda dove alloggiava la sua famiglia durante quel periodo.

A�(*)Aveva male alla schiena e il polso forse rotto dopo la caduta del giorno prima, e sulla salita di Rocca Pia andA? in crisi, poi si fermA? al Piano delle Cinque Miglia. Emilio Colombo, il direttore della Gazzetta dello Sport, gli diceva di non mollare, di resistere, ma alla fine Costante Girardengo fu stufo di sentire quella giaculatoria, scese dalla bicicletta e con una pietra disegnA? una croce nella polvere della strada. A�Girardengo si ferma qui. E davanti alla croce non si scherzaA�, disse ponendo fine alle proprie sofferenze, costringendo Colombo alla resa. Era il Giro d’ Italia del 1921 e aveva vinto le prime quattro tappe.

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"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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