E mo’ so ca… amari. Per me la colpa è sua, irrimediabilmente sua.

Fiocco

E’ il terzo in ordine di età, perché il fiocco “dei tre cuori” giunge oggi a dire che l’inverno è praticamente dietro l’uscio e il suo arrivo anticiperà come sempre di qualche giorno il Natale. In genere sono i giorni in cui la coltre bianca arricchisce, in tutti i sensi, le nostre montagne e perfino i nostri altopiani quando il buon Signore stende la mano come il seminatore fino a queste quote.

Ma con la situazione attuale io sono perplesso e sto cercando di capire quanto il nostro orafo abbia avuto l’ardire di sostituirsi a quel Signore che tutto governa e che infonde ai suoi fiocchi il crisma della consistenza e poi della volatilità, quando ai primi caldi di fine inverno tutto torna ad essere come prima.

Il nostro Franco no, lui addirittura quei fiocchi li ha resi solidi ed immutabili al trascorrere del tempo, li ha voluti rendere più preziosi di quelli del nostro Signore: d’argento, che potrebbero identificarsi a quelli artificiali sparati lungo le piste dello sci, e cribbio, perfino d’oro, bianco, tanto per non sbagliare, e qui il suo ardire ha invaso irrimediabilmente il campo di colui che tutto può. Insomma, caro amico di tanti caffè e soprattutto di Pulsatille e Abbldrizz io qualche sospetto, anzi più di uno ce l’ho. Qui si piange la neve, non solo quella vera, quella del nostro Signore, ma pure quella sparata dai cannoni. E credo che tutte le colpe siano da addebitare solo a te. E sì, perché quel tuo ardire irriverente nei confronti di quel Signore, nostro e forse non tuo, visto che lo vuoi sostituire perfino nello spargere tutt’intorno graditi ed irrinunciabili fiocchi di neve, credo che abbia suscitato in lui, a questo punto, un certo disappunto che forse lo ha spinto a mantenere ferma la sua prodiga mano invece di distenderla ritmicamente per lanciare i fiocchi, quelli veri, non quelli altezzosi del nobile metallo bianco. Ma il disappunto del nostro Signore mi sembra che sia abbastanza, anzi direi molto sentito, al punto che ha smesso perfino di abbassare le temperature qui, tra due mari dove tanto ne abbiamo bisogno, e così anche i fiocchi, quelli ghiacciati e pieni di acqua non riescono a formarsi, lassù, tra gli alberi e le rocce paradiso degli skiatori.

A questo punto che fare? Io proprio non lo so, non saprei cosa consigliarti. O forse sì. Mi viene in mente, così di “gettoli”, come dice il Banfi, che tu debba chiede udienza, ma non al Papa, al quale arrivasti anche lì con un ardire da far paura, osando come le aquile di un certo film. Credo che tu debba modestamente sentire il nostro buon Don Domenico e farti consigliare da lui, per come fare a metterti d’accordo col nostro Signore. In fondo lui è buono, è magnanimo e i fiocchi di neve te li fa preparare senz’altro pure a te, è il tuo mestiere, ci mancherebbe, ma sono convinto che il nostro parroco ti indicherà il modo di come fare per informare chi è lassù, e che tutto può, a tempo debito, prima dei comunicati che fornisci ai media. Per una volta, ma solo una, la situazione credo sia rimediabile, per informarlo postumo sul tuo fare quaggiù.

Devi andare da Don Domenico e trovare una soluzione immediata. Qui ne va sotto l’economia innevata e se la neve non scende, mi dici tu a chi li vendi quei fiocchi? Ahimè! Anzi Ahitè! Sono disposto pure a pagarlo sempre io il caffè, ma sarà sempre un caffè amaro, molto più di come lo prendi tu, perché la cosa è seria, ma proprio tanto. Qui non nevica e tu devi fare al più presto l’esame di coscienza. Poi sarà Don Domenico a rifilarti non so quanti padre, ave e gloria per espiare la penitenza. Ma quelli sì che sono affari tuoi.

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