COSTERNATI, INDIGNATI E OFFESI

Gruppo

Oggi, come non accadeva da tempo, mi sono sentito più che mai parte integrante di questa comunità costernata, indignata nella sua intima essenza di uomini e donne offesi e smarriti.

L’anima di Vittorio Oreste Petrarca, uno dei nostri sindaci ieri se n’è andata lassù e oggi alle quindici e trenta, puntuale il suo corpo è arrivato davanti alla chiesa Madre, inerme nella bara che lo ha racchiuso e un fascio di rose rosse la sormontava.

Il cielo era luminoso e azzurro, adornato con qualche nuvola candida a rompere il suo monotono splendore di questi giorni di colorato autunno. Azzurro e bianco come il nostro gonfalone, che tutti cercavano. Ma non c’era. Non c’erano i vigili urbani. Non c’erano i responsabili istituzionali del paese.

Il vociare è diventato insistente e poi si è immediatamente spento, quando la bara è salita verso l’uscio della chiesa. La gente non credeva ai suoi occhi. Tutti affermavano che non era possibile un tale affronto riservato non solo a te, ma all’intera comunità roccolana. Una comunità maltrattata e offesa. Tutti ti hanno ricordato come un uomo pronto ad ascoltare chiunque ne avesse bisogno. E oggi tu, prima di lasciarci definitivamente dovevi essere onorato dalla semplice e significativa presenza di chi ti ha succeduto e del gonfalone che ha segnato la tua lunga attività di amministratore nella maggioranza, nella minoranza, da sindaco.

Mi è successo che una lacrima indignata ha confuso la vista della bara che veniva adagiata sul catafalco posto davanti all’altare. Altre ne sarebbero volute uscire e a forza le ho trattenute. Strano a dirsi mi ha aiutato proprio quella costernazione e il sentirmi un cittadino offeso. È questione di adrenalina.

Caro Oreste, quante volte sono stato con te, io ragioniere comunale, in giro per i vari uffici pubblici a perorare i bisogni della nostra comunità o quella di qualche cittadino; per soddisfare le necessità di una località turistica affermata, viva e frequentata con passione da sciatori e turisti. E questa comunità oggi riunita davanti a te non meritava di essere trattata in questa maniera. Tu non meritavi di essere trattato così.

No, non è possibile e pure è accaduto, perché?

Ecco, oggi tutti si sono chiesti il perché.

Ma tu non te ne sei accorto, non potevi e noi ce lo chiederemo ogni volta che penseremo a te.

I roccolani si dovranno chiedere perché questa comunità si è ridotta così.

Io credo di saperlo, anzi me ne sono accorto più o meno cinque anni fa, quando dopo qualche tempo tu venisti a trovarmi nel nuovo ed accogliente ufficio di Pescocostanzo e ti sedesti a parlare un po’ di questo nostro paese. Quel giorno mi rendesti felice.

Ecco, io voglio sempre ricordarti mentre sorseggi la tazzina di caffè che poi scendemmo a gustare al bar e ci intrattenemmo ancora mentre sciorinavi qualcuno dei tuoi ironici racconti, ma ne tu, ne io avremmo mai immaginato tanto.

(Nella foto Vittorio Oreste fa capolino appena dopo il cappotto del Presidente della Repubblica)

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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