BIGLIETTO D’INVITO

biglietto

Sulla piazza, che è un po’ il crocevia del mondo bianco dell’Altopiano, cominciano a sfarfallare i primi fiocchi di neve. È il tardo autunno, uno di quei giorni in cui si chiude definitivamente la coda dell’estate e s’affaccia il lungo inverno, carico di promesse per i più; di disagi per i meno, di gioia per i bimbi, di freddo per gli anziani. Carico di tutta la gamma degli sci, slitte, di funivie, di seggiovie, di piste facili e difficili per principianti, per esperti, per campioni.

Quando s’infiocca la piazza è come se squillasse una tromba ad annunziare che il Tempo ha voltato pagina; la « stagione » incomincia.

Quanti sono gli anni in cui la « stagione » è incominciata? Ormai non si contano più, dispersi lungo l’arco del primo Novecento, quando sugli Altopiani regnava ancora incontrastata la pecora e tutt’intorno a Roccaraso resisteva una vita patriarcale, fatta di camini, di salsicce e di grano serbato nelle madie.

Dei primi che infilarono i piedi negli assi di legno appuntiti importati dalle più vecchie stazioni alpine non resta oramai traccia. Ed i pionieri dell’ospitalità sono anch’essi scomparsi, ricordati ancora nei cenacoli dei valligiani chi per esempio di audacia imprenditoriale, chi per singolarità di carattere, chi per giudiziosa consapevolezza dei gusti nascenti d’una embrionale clientela.

Quando incomincia la « stagione », Roccaraso così come l’abbiamo conosciuta d’estate, cambia volto, indossa l’abito invernale, tira fuori l’abbigliamento da freddo, si vivacizza e si espande.

Compaiono pellicce e colbacchi, rigida o non che sia la temperatura, sferragliano le catene intorno ai pneumatici delle macchine, le vetrine delle boutiques – lungo la jetèe dove s’affacciano i grandi alberghi – splendono sui novelli capi d’abbigliamento che presentano le novità della stagione, i prezzi da novanta del superchic sportivo da mettere in mostra sui piani dell’Aremogna ed alle stazioni delle funivie.

Roccaraso in bianco è tutta una festa e sembra che ogni cosa concorra a rendere generale il tripudio per il grande evento che mette in moto tutto il sistema.

È il sistema sportivo di Roccaraso, che è il centro d’orientamento dello sci abruzzese, come il più antico, il più sviluppato, il più completo dell’Appennino centromeridionale ; un sistema che poggia sui due cardini classici: ospitalità e attrezzatura.

Roccaraso ha una grande strada principale, il viale Roma, bordonato di aiuole fiorite dietro le quali si allungano capienti marciapiedi e dove si svolge una vita che accontenta ogni gusto ed ogni possibilità. A lato degli alberghi e come logica interruzione della loro lunga fila, botteghe scintillanti e bar che offrono dal semplice caffè alle più prelibate dolcerie abruzzesi venute a cercare quassù una loro clientela fuori dal cerchio provinciale.

Un quadro riassuntivo di Roccaraso non sarebbe valido se non contenesse un accenno alla vita by night ed alla gastronomia, due coefficienti indispensabili a chi vuole godersi per intero la vacanza in montagna. Piccoli, bene attrezzati, soprattutto intesi alla finalità di sano svago serale, i nights nei quali si articola la vita notturna roccolana completano degnamente il quadro dei divertimenti, unitamente ad una bella sala cinematografica. Non ci si annoia mai. E non ci si annoia perché Roccaraso non è dispersiva, come tante altre stazioni turistiche. Per via della sua topografia, per via dell’accentramento dei locali pubblici sulla arteria dei grandi alberghi, per via dei numerosi e dotatissimi bar e snack-bar ci si ritrova un po’ tutti; e questo favorisce il rapporto sociale e facilita la conoscenza e l’incontro casuale.

La cucina dei locali di Roccaraso è tradizionalmente buona e classica. Accanto alle « specialità », a seconda delle stagioni compaiono i piatti tipici dei menù nazionali, conditi con quel sapore di genuinità che è proprio della gastronomia abruzzese. Così risotti alla zafferano vanno di pari passo con i tradizionali maccheroni alla chitarra e le frittelle paesane con i Mont Blanc cari alla ghiottoneria di tutti i paesi.

Roccaraso si veste di bianco.

Prima neve sulla Piazza, prima neve intorno alla fontana. S’aprono  le vie immacolate di questo sport montanaro che ha avuto in Roccaraso un precursore e che oggi forma il nucleo di una vita poliforme da grande stazione internazionale. Dai suoi contrafforti, dall’Aremogna in candida festa a Pietransieri, ultimo baluardo pittoresco degli anni trenta, va e viene, d’inverno e d’estate, un flusso di gente che cerca, sport, svago, quiete. Sono gli amici di Roccaraso, in numero sempre crescente; gli amici cui è dedicata, in segni del felice rapporto istituito da ottant’anni questa presentazione e biglietto d’invito.

Renato Caniglia (*)

Giornalista storico del quotidiano IL TEMPO

Fratello della soprano Maria

Ideatore del Presepe Vivente di Rivisondoli

Suo è il biglietto scritto sul depliant edito dall’AAST alla fine degli anni ’70 scorsi

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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