AMA il cambiamento per un futuro roseo

AMA2

Sono sempre più convinto che il futuro di Roccaraso, Rocca Pia, Rivisondoli e Pescocostanzo, debba passare per la fusione in un unico comune, soprattutto quando trovo la conferma in chi è più bravo e fattivo di noi. Leggete l’articolo del quotidiano Italia Oggi.

La notizia non va sulle prime pagine, ma è importantissima. Si sono svolti nel Trentino i referendum consultivi per chiedere ai cittadini di 55 comuni di piccola estensione se intendevano fondersi per farli divenire in tutto 19. In 15 casi la risposta è stata positiva. Il Trentino avrà 39 comuni in meno, anche se il numero complessivo, 178, rimarrà rilevante. Ma di certo questa provincia di alto civismo, che non ha dimenticato la grande lezione asburgica, ha indicato un itinerario che tutto il Paese dovrebbe percorrere.

Il Comune, dopo la famiglia, è la prima e più alta forma della socievolezza. Non le province, ne le regioni. E’ il luogo dove gli abitanti si aprono alla socialità e all’educazione. Cattaneo ha mostrato, nel suo studio del 1858 “La città considerata come principio ideale delle istorie italiane”, che sono stati i comuni gli artefici gli artefici della rinascita e del progresso civile italiano. Egli vi loda soprattutto la Toscana: <<Fiorenza ha diffuso sino all’ultima plebe il senso  del diritto e della dignità civile>>. Dove, come nel Sud Italia, sono mancati, anche la modernizzazione e il benessere sono stati più limitati e lenti. L’Italia è il paese delle <<Cento città>>. I comuni hanno  un ruolo insostituibile. Lo aveva capito Minghetti, che al posto delle regioni proponeva dei <<consorzi di comuni>>. Giusto, ma quanti debbono essere? Mazzini ammoniva: mai più di mille. Oggi l’Italia supera gli ottomila comuni, dei quali il 70% è sotto i cinquemila abitanti e il 20% sotto i duemila.

Decisamente troppi. Erano comprensibili un secolo fa, quando comunicazioni e i trasporti erano difficili e lenti. Quando erano popolati, mentre i processi di urbanizzazione e denatalità ne hanno spopolati non pochi. Occorre ridurne il numero. Non è un caso che le più importanti nazioni europee lo abbiano limitato per accorpamenti: la Germania ne aveva 24.476, li ha dimezzati. La Danimarca 1.388, sono diventati 275. Da noi lo fece solo Mussolini, che ne cancellò 2.000 per decreto, senza chiedere niente a nessuno.

L’Istat ci dice che i comuni più costosi sono (in proporzione) quelli più piccoli. Molte funzioni amministrative potrebbero essere risolte egualmente bene e anche meglio aggregando i comuni minori: non sempre vale la massima che <<il piccolo è bello>>. Sappiamo però che non è la ragione a consigliare il mantenimento di enti lillipuziani, ma il sentimento e l’interesse.

Ogni comune ha le sue tradizioni, anche se indebolite dalla globalizzazione invadente e giustamente i cittadini le difendono. Il campanilismo è pur figlio dell’amore per il luogo natale. Ma l’accorpamento è un fatto amministrativo, non tocca il costume e il folklore. Un’altra ragione del no all’accorpamento è la fascia tricolore, ossia il prestigio del titolo. Sono molti quelli divengono qualcuno, anche se con guadagni assai modesti, facendo i sindaci e gli assessori di piccoli comuni. Un paese come il nostro da sempre vive di titoli, è ben difficile trovare qualcuno  che non sia <<presidente, responsabile, consigliere, capogruppo, ecc.>>. I risultati dei tre referendum tenutisi in Trentino vanno dunque salutati come positivi. E non solo in Trentino. Un importante precedente si è avuto l’anno scorso nella provincia di Bologna, dove cinque comuni (Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio, Savigno) sono divenuti un solo comune, Valsamoggia, con una popolazione di 30.000 abitanti.

I cittadini hanno capito che in discussione era solo la efficienza e la funzionalità dell’amministrazione. In nessun modo andavano discussi quei valori sociali, che fanno del comune, quando funziona ed è onesto, la più importante delle istituzioni politiche: nella difesa dei cittadini contro lo statalismo e la burocrazia, nella vicinanza degli eletti agli elettori, dato che il deputato va a Roma, mentre il sindaco resta nella città, nella  organizzazione di servizi adeguati. Ciò che non appare comprensibile è che il parlamento abbia votato la riduzione del numero delle provincie senza aprire un altro discorso egualmente urgente, quello dell’accorpamento dei comuni. Giusto interpellare i cittadini con il referendum, anche se solo consultivo. Come è stato fatto nel Trentino. Ma almeno i politici dovrebbero porre e dibattere, e i media pubblicizzare, il problema, che certo esiste e chiede una risposta. Anche perché la decisione ultima è loro. Dovrebbero cioè, programmare le finalità e i criteri degli accorpamenti, in modo che siano gli stessi in tutto il Paese.

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

Puoi scaricarlo QUI (32Mb)

© 2013 RoccarasoZoom
Di Ugo Del Castello
Realizzazione Siti: Onesa Srl
Privacy Policy

Nuovo Sito Roccaraso - Altopianimaggiori.com