AL POSTO GIUSTO NEL MOMENTO GIUSTO

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Una mattina della��estate 2001 sono stato con i miei figli Marco e Giorgio a girare e rigirare intorno ai ruderi della��arrivo della Bactefort slittovia per scovare se mai ci fosse una traccia della ditta che la��aveva fornita nel lontano 1937. Dopo una��oretta di attenta ricerca e non aver trovato nulla, sfiduciati decidemmo di andare via. Ma nello stesso istante il sole illuminA? in maniera diretta e precisa una traversina di metallo arrugginito ed emerse, sebbene consumata dal tempo la scritta ILVA, delle lettere indecifrabili e poi TO.

Mi si aprA� un mondo davanti, perchA� appassionato di impianti a fune, attraverso un paio di riviste specializzate, che arrivavano in Comune e dimenticate da tutti, ma non da me, avevo conosciuto la��Agudio di LeinA� in provincia di Torino. Quindi se tanto mi dava tanto, TO per Torino, dissi: vuoi vedere che i meccanismi della slittovia li fornA� proprio la Agudio? Iniziai la ricerca, mi misi in contatto prima con la��ingegnere responsabile della funivia Agudio del Gran Sasso, che mi rimbalzA? alla signora Magnano, segretaria della ditta torinese. Il cerchio si chiuse, fu proprio la Agudio a fornire la slittovia del Monte Zurrone. Ricevetti una specie di progetto della��epoca, che includeva il disegno della��argano installato identico sulla slittovia del Col DrusciA� di Cortina da��Ampezzo, dove risaltavano evidenti le correzioni del sistema frenante, adattato alla slittovia di Roccaraso perchA� molto piA? ripida di quella ampezzana. E fu mio padre fabbro a lavorare e fornire la minuteria per il suo assemblaggio. Alla��epoca il concetto di a�?chiavi in manoa�? non esisteva e le ditte di impianti di risalita si rivolgevano agli artigiani del posto per la realizzazione di ogni supporto meccanico che completasse ogni parte per la��installazione della��impianto.

Ogni tanto, durante le belle giornate, torno in quel posto per ammirare il panorama, splendido quello autunnale di oggi pomeriggio a quota 1602. Il sole a differenza di quel mattino estivo era dalla parte opposta e illuminava in maniera precisa la parte posteriore della��argano metallico. Mi sono mosso su alcune lastre di cemento avvolte da un cespuglio di pungente ginepro e sono scivolato. Nello stesso momento in cui ho poggiato velocemente le mani, per evitare di farmi male, ci sono entrati dentro diversi aghi appuntiti e profumati, ma gli occhi si sono trovati di fronte a una scritta piA? chiara e leggibile: ILVA NOVI TO. Tra le mani praticamente ferite, aghi conficcati e qualche goccia di sangue ben visibile da una parte e la visione di quella che fu una introvabile scritta, A? prevalsa, su una giustificata imprecazione, la gioia per una scritta cosA� chiara, ma introvabile se non illuminata dal sole.

Che dire: a�?la fortuna aiuta gli audacia�?a��, ma pure il sole.

"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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