ACHTUNG!!! Roccaraso

Copertina

Ho perso un po’ di smalto da quando pubblicai il libro “1943 Roccaraso kaputt!” e non mi sono più dedicato con assiduità a compiere ulteriori ricerche, se non per qualche sporadica occasione.

Poi mi ha preso per la mano e mi ci ha rimesso un po’ dentro l’amico giornalista romano Lorenzo Grassi, anche per sostenere la sua attività di ricerca sul territorio per catalogare le varie postazioni tedesche occupate dal settembre 1943 al maggio 1944.

Lorenzo ha compiuto un lavoro certosino, munito addirittura di uno strumento GPS per suggellare tutto ciò che la natura si sta riprendendo in termini di postazioni, trincee, ricoveri, piazzole per armamenti antiaerei, di granate e mitragliatrici. Insomma una coreografia di guerra impiantata in un batter d’occhio nell’autunno 1943, grazie ai rilievi di un disertore russo arruolato dall’esercito tedesco, che dall’anno precedente procedette ad un rilievo puntiglioso ed efficace del territorio, individuando così ogni posizione che fosse utile a presidiare ed impedire lo sfondamento al centro della linea Gustav, che tagliava l’Italia in due e che vedeva il valico di Roccaraso, con una strada statale e una linea ferroviaria, quale possibile punto di transito che gli Alleati avrebbero potuto utilizzare per raggiungere il nord Italia.

Utilizzando alcune mappe tedesche sono emerse decine e decine di postazioni poste a corollario del Fiume Sangro partendo dalle alture di Alfedena, attraversando il Monte Arazecca per giungere a ridosso di Roccaraso e proseguire sotto Rivisondoli fino a Pizzo di Coda di fronte a Pescocostanzo, per scendere verso l’Adriatico attraverso il Valico di Palena.

Ieri, con Lorenzo ci siamo avventurati sul costone di Monte Maiuri, ai cui piedi, interpretando una mappa tedesca, doveva trovarsi una postazione, forse la più importante a ridosso di Roccaraso. I 30 gradi di Roccaraso nel bosco non ci hanno aggredito, ma ragnatele e rispettivi ragni, distese in ogni dove tra i rami e la sterpaglia ci hanno letteralmente fatto compagnia, ritrovandoceli dovunque sul corpo. Abbiamo percorso un lungo tratto, che ci è sembrato immediatamente poco idoneo ad essere fortificato dai soldati e avviatici in fine su un sentiero per far rientro a Roccaraso, ad un certo punto ho intravisto una ondulazione del territorio sospetta, anche nelle ombre che lo caratterizzavano.

Bingo! Abbiamo trovato ciò che volevamo: un lungo camminamento che collegava una postazione avanzata, probabilmente dedicata all’avvistamento e da dove si sarebbero impartite disposizioni ai soldati sparsi nella zona e dotati di ogni tipo di armamento, per contrastare il transito da Castel di Sangro a Roccaraso attraverso la Statale 17. A seguire ci sono tre ricoveri, piuttosto grandi, scavati nel terreno e probabilmente destinati all’alloggio dei soldati e al comando di quella guarnigione. Diversi paletti, la maggior parte affioranti dal fogliame rinsecchito, sono collegati tra di loro da decine e decine di metri di filo spinato.

Nei prossimi giorni la ricerca continuerà e sono certo che riusciremo a individuare altri tasselli di un puzzle che i soldati tedeschi avevano composto sulla zona. Roccaraso costituiva il cuore della linea Gustav.

Che dire. Si sta compiendo un lavoro certosino, che unito alle testimonianze storiche illustrate sul mio libro costituiscono la ricostruzione dei fatti di guerra che investirono gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, con il triste epilogo dell’eccidio di ben 128 cittadini della frazione di Pietransieri.

Questa è la nostra storia più recente che possiamo rivelare al turista, guidandolo su queste montagne per conoscere i luoghi di occupazione e raccontandogli ogni vicenda all’epoca vissuta dalla nostra gente.

Il turista è curioso e lo è al punto tale che molti verrebbero quassù per il solo fatto di voler conoscere queste vicende.

Siamo in grado di sostenere un’attività del genere affinché contribuisca al rilancio della più complessiva attività di ospitalità? Io sono certo che è possibile e doveroso. Ma bisogna credere in ciò, così come ci hanno creduto le popolazioni dolomitiche che hanno le medesime testimonianze lasciate dalla Grande Guerra.

Le risorse ci sono, ma è importante che vengano utilizzate in modo corretto e costruttivo.

Ci sono gli uomini che credono in tutto ciò e che sono in grado di adoperarsi in tal senso?

Io sì. Vorrei però sapere quanti altri sono disposti a sostenere tutto quello che è necessario in merito.

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"Nella vita non contano i passi che fai, ne le scarpe che usi, ma le impronte che lasci."

ROCCARASO KAPUTT!

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