9 dicembre 2015, ore 13,30 e sei arrivata tu Chiara

Chiara

 Piccola Chiara, 

non so per quale ragione, non sono mai riuscito a spiegarmelo, ma è certo che il giorno in cui mamma e papà mi annunciarono il tuo arrivo dopo una “zoommata” rivelatrice, ti associai ad un violino.

Fin da quel momento pensai che in occasione della tua nascita ne avrei fatto oggetto del mio primo regalo per te. Qualcuno rimarrà sorpreso, qualcun altro dirà che sono matto, qualcun altro ancora dirà… vattelappesca, ma una maestra di musica, Roberta, che porta il tuo cognome, quando l’ho invitata ad accompagnarmi all’acquisto, mi ha detto che ciò che stavo compiendo era straordinario ed estremamente originale, non gli era mai capitata una cosa del genere.

Io voglio sostituire la parola “originale” con il sinonimo “stravagante”, mi piace di più, mi ci sento meglio dentro.

Non so se un giorno, magari il più vicino possibile, accadrà che imparerai a suonare questo violino, ma spero che la tua vita sia come il suo suono: energica e grintosa, coraggiosa e allegra; stravagante. E si, perché in mezzo a tutta questa confusione di rassomiglianze che ti stanno attribuendo, io ne voglio riservare per me una sola, che non si vede, che nessuno ha visto, ma che solo io spero ti porti dentro geneticamente, la mia stravaganza.

E ti pare poco? Devi sapere che è piuttosto impegnativo essere stravaganti, ma solo se uno lo vuole apparire. Io, tu chissà, se lo siamo geneticamente. Se così fosse sarà questo modo di essere che ci renderà nipote e nonno un po’ rassomiglianti.

Mamma mia! Tu hai avuto il privilegio di farmi diventare nonno, ed è già questo il tuo primo e bel successo.

Buon anno piccola Chiara.

Nonno Ugo

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